In da luggage loop (con mi amiga perra)

Io non so come facciamo i blogger seri. Quelli che hanno sempre qualcosa da raccontare e che soprattutto hanno sempre il tempo per farlo. Io in questo sono un disastro. Lo sono in condizioni normali, figuriamoci ora che sto preparando la transumanza. E comunque, visto che di tempo ce n’è poco, la smetto subito di biasimarmi e passo agli aggiornamenti sulle mie disAvventure agambelevate.

Partiamo da una grande verità (di cui per dire il vero io non mi sono ancora resa per davvero conto): mancano meno di due settimane alla data della nostra partenza.

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Cosone è tornato sull’Isolachenoncè e i preparativi sono febbrili. La casa si sta lentamente svuotando e, come sempre accade quando l’obiettivo non è spostare cose ma venderle, c’è una gran confusione ovunque. Il tavolo della cucina è invaso dagli oggetti più disparati:

  • una carrucola per il sollevamento di una tonnellata e mezzo
  • una sega circolare
  • svariati martelli
  • diversi set di punte da trapano
  • una levigatrice
  • prolunghe elettriche
  • sacchettini pieni di chiodi
  • piedi di porco (2)
  • livelle (2)

e molto altro di cui ignoro il nome e probabilmente anche l’uso. Ma ovviamente la modalità gran bazar non è circoscritta alla sola tavola. Diciamo che lì si concentra il comparto fai da te/carpenteria. A terra, accanto alla porta di ingresso invece c’è il distretto musicale con due amplificatori, un sacchetto pieno di cavi audio, un cajon, e un mazzo di corde per chitarra di diverse dimensioni. Accanto, il diving corner ospita le pinne, il regolatore e la muta di Cosone, mentre sul divano troneggia una pila vertiginosa di asciugamani lavati -in vendita pure quelli- . C’è perfino un angolo “eredità” con i vestiti e altri piccoli oggetti che invece regaleremo.

Per mettere in vendita tutte queste cianfrusaglie sul L’Isolachenoncè Buy and Sell (la pagina Facebook dove chiunque sull’Isolachenoncè abbia bisogno di qualcosa scrive) abbiamo dovuto ovviamente imbellettarle, catalogarle e fotografarle. Un lavoraccio del quale devo dare pressochè tutto il merito a Cosone che, eroicamente, ha portato a termine lo shooting con il solo ausilio della fotocamera del suo disgraziatissimo cellulare e di una pila (tenuta in bocca).

Parallelamente a questa estemporanea esperienza da commercianti/stylist/fotografi siamo impegnati anche in un altro compito a ciclo semi-perpetuo ovvero il luggage loop. Il luggage loop è un’attività particolarmente snervante che consiste nel caricare compulsivamente lavatrici ad oltranza, stendere i panni, piegarli, riempire le valigie, accorgersi che sono troppo piene, tirare fuori tutto, riselezionare le cose da portare, riprovare a riempire le valigie, riconstatare che sono troppo piene, risvuotarle e via così finchè non si riescono a chiudere le cerniere. Attualmente sono al 3 ciclo completo ma penso che mi ci vorranno almeno altre due ronde prima di poter raggiungere risultati apprezzabili (Mary Poppins beata te mannaggia!)

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E se tutto questo non è sufficiente per configurare una situazione di disagio ai massimi, si aggiunga il fatto che siamo nel pieno della semana santa che, a dispetto del nome, qui non ha assolutamente niente a che vedere con la spiritualità e il digiuno. L’Isolachenoncè si è così riempita di turisti (per la maggioranza latinoamericani) ubriachi, che ascoltano musica altissima, bevono birra a mollo nell’acqua hasta la cintura e mangiano pollo fritto. Descritta così sembra una situazione da incubo ma secondo me è soprattutto un’esperienza antropologicamente interessante, e a tratti anche divertente -e comunque non è molto diverso da certe isole greche ad Agosto-. Nel nostro caso è stata anche utile (ogni tanto una gioia) perché la fortuna ha voluto che ci siano capitati come temporanei vicini di casa un gruppo di ragazzi (metà messicani e metà honureni) che si sono innamorati del Piccolodittatore. E poiché l’amore è corrisposto anche dal minuscolo despota, io e Cosone lo lasciamo con piacere socializzare con i nuovi amici -formalmente- perché così si abitua allo spagnolo, ma la verità è che anche se parlassero asdrubalo andrebbe bene comunque: a una baby sitter gratis non si dice mai di no (anche se ripensandoci, meno male che parlano spagnolo così siamo potuti intervenire prima che una di loro riuscisse a insegnare al Piccolodittatore il ritornello di una delicatissima canzone dal titolo que perra, que perra, que perra mi amiga. Devo però confessare che quasi mi è spiaciuto intromettermi perché la “maestra” era così solerte nella docenza di questa pietra miliare del reggaeton da dotarsi di un’amica per dare al Piccolodittatore una concreta rappresentazione del concetto amiga perra. BRA-VAH).

perra mi miga

Potrei dirvi un sacco di altre cose, tipo raccontarvi quanto il mio precarissimo equilibrio mentale sia provato dai cambiamenti in arrivo, delle paure che a volte mi paralizzano, dei nervosismi, delle passeggiate al mare finalmente in tre, del fatto che per il quarto anno consecutivo ho mancato la tradizionale pizza alla diavola del venerdì santo (un po’ per scaramanzia visto che in questo momento ho bisogno di tutto eccetto che dell’ira divina, un po’ perchè qui la pizza è una chimera). Ma devo andare a ritirare la biancheria stesa in giardino. Sì, il  luggage loop non si ferma nemmeno per Pasqua.

Ah, a proposito, auguri!

La regola dell’Isola (dei Famosi) e la metamorfosi del trolley: si riparte.

Del fatto che Cosone sia momentaneamente assente ve l’ho detto e ridetto; per circa due mesi ho continuato a rimandare il momento delle spiegazioni ma mi sa che ora è davvero giunto il tempo di spifferare tutto. Perché come disse l’ottima Simona Ventura nella gloriosa puntata del 7 ottobre 2008 dell’Isola dei Famosi:

Dada tracta est.

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E se pensate che questa citazione sia solo perché sono una nostalgica dei tempi in cui SuperSimo dettava gli standard del trash (cosa che per altro non ho nessuna difficoltà a ammettere), vi sbagliate. E’ che l’Isola dei Famosi, nella mia vita, ha giocato un ruolo cruciale (e poi un dice disagio).

Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio anzi, più precisamente, partiamo dagli albori: io Cosone l’ho conosciuto per colpa del mio amico Bike.

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Il mio amico Bike è una vergine da manuale con degli sprazzi di follia che, se devo dare credito all’oroscopo, non possono che dipendere da un ascendente estroso. Già colpevole di avermi presentato l’Uomo Stronzo di cui vi parlavo al mio compleanno, un giorno Bike decide che è giunto il momento di calare l’asso di danari e a un concerto a cui dovevamo andare insieme, si presenta con Cosone.

Le cose vanno subito per il meglio: Cosone mi invita ad uscire e al primo appuntamento io ci arrivo con svariate costole rotte, un occhio tumefatto e tre punti di sutura subito sotto al sopracciglio (nel frattempo avevo fatto un incidente in macchina). Ovviamente imbottita di oki e di non so cos’altro perché con le cassa toracica a pezzi mi faceva male respirare – figuriamoci camminare sui tacchi. Già perché all’epoca le ballerine al primo appuntamento non era un’opzione contemplabile-.

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Dal mio diario: io al primo appuntamento con Cosone

Al secondo appuntamento è Cosone a introdurre l’elemento sorpresa presentandosi con un nuovo taglio di capelli: la cresta. E magari a qualcuno tutto questo avrebbe suggerito qualcosa, ma a me no. Dopo tutto, sono – e sono sempre stata- bionda. Comunque, nonostante le ossa rotte e le cadute di stile tricologiche la storia procede a gonfie vele finché Rai2 non inizia a mettere su la squadra da mandare in Honduras (per non mi ricordo quale edizione dell’Isola dei Famosi) e a Cosone, che all’epoca lavorava con le produzioni tv, viene proposto di partire. Naturalmente da neofidanzata politically correct reagisco all’annuncio nell’unico modo possibile: mentendo spudoratamente e così, mentre dalla mia bocca uscivano frasi tipo “che fantastica opportunità professionale”, “non devi lasciartela scappare”, “devi assolutamente partire” –  dentro la mia testa partivano le famose madonne venete che poi, vedi com’ero moderna, senza saperlo avevo anticipato Pope Francis e il suo fantastico tentativo di elevare la bestemmia a incoraggiamento per l’Altissimo a fare meglio – .

Come ci insegnano sin dalla più tenera età, comunque, le bugie non si dicono perché non sai mai come va a finire. Io, per esempio, ero finita in una convivenza di tre anni in cui, con la scusa che luièokilsuolavoroèunamerdamaluièok, non c’era stato un solo compleanno insieme e, a parte le vacanze estive, qualsiasi altra ricorrenza o ponte l’avevo passato in compagnia d’altri. Manco fossi stata l’amante (che almeno, di solito, viene ricoperta di regali compensativi, futili e costosi). Va da sé che qualcosa dovesse succedere: non è possibile che una scelga il ruolo di borsetta di sua spontanea volontà. E non saprei dire se le cose sarebbero andate comunque così se nel giro di nove mesi non avessi dovuto lasciare la mia casa, mia nonna non fosse morta e non mi fossi resa conto che se io e Cosone avessimo voluto avere un figlio il mio intero stipendio se ne sarebbe andato per pagare qualcuno per fare quello che avrei voluto fare io, ossia vederlo crescere. Ma è andata che tutte queste cose sono successe e che, improvvisamente, lo scellerato piano di Cosone di trasferirsi in Honduras, dall’essere motivo di feroci liti è diventato prima un’alternativa, e poi una scelta. E da borsetta divenni un trolley.

Sono passati quasi quattro anni da allora e molte cose sono cambiate, ma alcune certezze restano, una tra tutte, quella che con l’Isola dei Famosi di mezzo non c’è da scherzare. E qui veniamo al perché Cosone  non sia sull’Isolachenoncè– e ancor più -, al perché il fatto che lui non sia qui testimoni che comunque il disagio alle persone si affezioni. Secondo voi come mai sono da sola? Esatto! Cosone sta di  nuovo lavorando con la tv italiana (ha quasi finito per essere più precisi) ma io, in barba al disagio, resto un trolley, anzi, mai come ora lo sono.

Tutto questo per dire che dopo anni di assoluta stanzialità sull’Isolachenoncè, a breve ci rimetteremo in marcia: a fine Aprile la nostra avventura tra i pirati e i debosciati dei Caraibi si concluderà. I preparativi sono ormai già in avanzato stato, i biglietti sono presi, i documenti -in teoria- in regola. Insomma, caro Giulio (Cesare) scusami se ancora una volta non cito te ma la SuperSimo, ma tocca ripeterlo: dada tracta est. Siamo di nuovo a gambe levate.

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In questi due mesi e mezzo senza Cosone io mi sono occupata (e magari avessi finito!) di vendere tutto il vendibile e regalare tutto il regalabile. Ho anche iniziato la processione casa-cassonetto con i quintali di cose inutili che inevitabilmente si accumulano vivendo. Insomma sono abbastanza a buon punto – ma anche no visto che per quando torna Cosone volevo avere tutto pronto e non credo di farcela-.

Naturalmente i livelli di frenesia sono ai massimi, le nevrosi a briglia sciolta, la raccolta di aneddoti trash al completo, ma non vi racconterò tutto oggi.

Per il momento dirò solo che torneremo in Italia giusto il tempo di stare un po’ con amici e famiglia, ma che poi ci rimetteremo in viaggio per una nuova isola. Che partiremo tutti, quadrupedi inclusi.

Preparatevi anche al fatto che le mie partenze sono sempre fantozziane, e abbiate pietà di me se nei prossimi mesi sarò un po’ anarchica negli aggiornamenti ma si fa quel che si può.

Hasta pronto!