Sticazzi therapy

Ovvero di perdite e ritrovamenti, di morti e resurrezioni, della Sindrome di Jessica Fletcher e del Complesso di Dodo.


Io sono caustica e tendenzialmente pessimista per natura.

E se il mio essere acida non so a chi imputarlo, la capacità di delineare tutti gli scenari apocalittici possibili e INImmaginabili l’ho chiaramente ereditato da mia nonna. Si tratta di una vera e propria patologia che tra i tanti sintomi causa disagio, ansia, ansia e disagio. Ancora poco indagato dalla scienza il J.F. desease, anche noto come Sindrome di Jessica Fletcher, si trasmette per via genetica ed è per tanto incurabile. Non essendoci farmaci per alleviarne la sintomatologia, chiunque ne soffra si arrangia come può. Mia nonna, per esempio, ci dava di avemariecomesenoncifosseundomani, ma la cosa con me non ha funzionato e fu così che arrivarono le nevrosi.

jessica fletcher

Comunque, nevrosi a parte, la più grande sfida che ho dovuto affrontare come portatrice della famigerata Sindrome di Jessica Fletcher è stato l’incontro con Cosone e con le sue turbe mentali che, all’opposto delle mie, si manifestano in una fiducia nel futuro così eccessiva da essere patologica, meglio nota come S.O. desease. Se non ne avete mai sentito parlare, l’Ottimismo suicida è quella malattia per cui il paziente, che altrimenti potrebbe quasi sembrare normale, cade inaspettatamente in stati di crisi allucinatoria -della durata che può variare dai cinque minuti ai cinque anni- per cui si convince che tutto andrà bene sempre e comunque, anche se l’idea è quella di buttarsi da un burrone. Per questa ragione l’Ottimismo Suicida viene anche chiamato Complesso di Dodo.

Ora che sapete cosa sia il Suicidal Optimism desease potete capire perché io e le mie turbe ogni tanto abbiamo un po’ di difficoltà a rapportarci con Cosone e le sue, ma se credete che in questa mia parentesi di vita che vede il portatore di S.O.D. lontano* dalla portatrice di J.F.D le cose siano più semplici vi sbagliate di grosso. Prima di tutto perché alla fine il pessimismo cosmico che mi porto dietro ha bisogno di un ottimismo sconfinato per essere bilanciato, e secondo perché oltre a Cosone io ho un altro compagno di vita – di lunghissimo corso – che si chiama disagio il quale, come il più premuroso dei partner, non mi abbandona mai nonostante i precetti dell’agambelevatismo.

Per esempio questa settimana che secondo Paolo Fox (no, non sono una patita degli oroscopi ma Paolo Fox è Paolo Fox, se non sapete il perché l’ho raccontato qui) doveva andare mediamente bene, è andata abbastanza di merda. E se pensate che sia esagerata ve la racconto, così da sfatare qualsiasi dubbio in merito.

fantozzi

Seguendo un ordine puramente cronologico iniziamo con un ottimo lunedì di sole in cui il mio telefono Caterpillar – comprato perché doveva resistere a tutto- si spegne tra le mie mani per non riaccendersi più. E’ il settimo che muore prematuramente e per cause poco chiare da quando sono sull’Isolachenoncè.

Martedì – in un modo che ancora non so spiegarmi- perdo la mia borsa (a tracolla!) con dentro dei soldi, le chiavi di casa ed entrambi i miei bancomat. Il tutto accade alle 7 di sera e l’altra copia delle chiavi, naturalmente, era con Cosone (sulla costa). Prima di iniziare a disperarmi vado dal padrone di casa: al primo tentativo non lo trovo – e siccome sapevo che doveva partire per il Belize, un po’ di panico mi sale-. Al secondo tentativo scopro che il dueño c’è ma che non ha una terza copia delle chiavi, e siccome alle finestre ci sono le inferriate, l’unica cosa da fare è trapanare la serratura. Il tutto avviene con il Piccolodittatore che piange in preda alla disperazione per la fame (con una breve tregua durante la fase della trapanatura, durante la quale però non ha mai smesso di gridare: gira, gira, gira). C’è da dire che potevo rimanere fuori casa per una notte intera senza soldi e senza cibo, per cui quasi mi sento graziata.

Mercoledì sono ormai pronta a tutto: non mi stupisco quindi quando scopro che la nuova serratura non chiude la porta da fuori, ma evidentemente non era abbastanza come sbattimento perché prima di pranzo mi accorgo che l’astuccio con i soldi per fare le spese è sparito dalla mia borsa (un’altra ovviamente). A quel punto tra me e me penso che sarebbe stato più prudente chiudersi ermeticamente in casa invece che andare in spiaggia, soffoco una sequela infinita di improperi, e incasso il colpo dandomi anche della cretina perché, anche se non so spiegarmi come per la seconda volta in una settimana, è chiaro che l’ho perso io.

Non paga giovedì – sempre più al verde- ritorno in spiaggia e sarà che non avevo più nulla da perdere o rompere, ma va tutto bene. Torno a casa trotterellando, incoscientemente convinta che la parentesi fantozziana si fosse conclusa, e lì scopro che no, la tragedia è ancora dietro l’angolo: mentre sto riempiendo la vasca da bagno, il Piccolodittatore decide infatti che piuttosto che lavarsi è meglio la morte e così si lancia in una corsa suicida che termina con un tuffo di testa dal ballatoio (alto poco meno di mezzo metro) con atterraggio di faccia. Naturalmente è una maschera di sangue – io perdo 20 anni di vita- ma per lo meno non c’è niente di rotto e, vista la settimana, quasi ringrazio della fortuna.

Giusto per aggiungere carne al fuoco, questa settimana è stata una delle poche (e comunque magari aumentassero) in cui mi è capitato di lavorare e ciò significa, dato che non ho nessuno a cui lasciare il Piccolodittatore, che da lunedì a mercoledì non ho praticamente dormito: la notte è l’unico momento in cui ho la calma sufficiente per connettere il cervello, e le scadenze sono scadenze.

Ora, normalmente una scarica infinita di sfighe in combo con la privazione di sonno provocano, nella sottoscritta, un’incazzatura esistenziale di una violenza inenarrabile. Ma questa volta, forse perché l’aria dei Caraibi mi ha reso più oculata nel dispendio di energie (leggi: pigra), invece di agitarmi sono riuscita a restare quasi calma e a inserire la modalità sticazzi.

metodo-sticazzi

Sticazzi al lunedì perché alla fine un telefono non è poi la fine del mondo.

Sticazzi al martedì: alla peggio mi farò mandare qualcosa da Cosone e le carte le rifarò appena posso.

Sticazzi al mercoledì in fin dei conti non era una gran cifra. Un po’ meno sticazzi al giovedì, ma alla fine, visto il volo, tantecaregrazie che l’epilogo sia stato in fin dei conti una gran paura e una bella escoriazione, e niente di più.

Confesso comunque che venerdì mattina ho aperto gli occhi con qualche timore e invece per me ci sono state belle sorprese: il telefono è magicamente resuscitato dopo aver tolto le sim, averlo sbatacchiato per bene e averlo rimesso in carica con zero aspettative di successo. La borsa è stata ritrovata da una tizia e così, con 25 dollari di ricompensa, sono tornata in possesso dei miei bancomat (che a quanto pare non funzionano ma la banca spero mi farà sapere qualcosa a breve).  L’astuccio con i soldi è stato rinvenuto in camera del Piccolodittatore, che tra le tante cose è un cleptomane con una passione sfrenata per le mie borse. Uniche note dolenti, la porta di casa che non è stata riparata (ma ho trovato comunque un modo alternativo per chiuderla) e la faccia del mini despota, che non è decisamente un bel vedere.

Ora, potrei ridurre tutto questo a un semplice quanto inelegante finalmente na botta di culo – dopo tanta sfiga-, ma sono nevrotica e una delle mie perversioni preferite è quella di concatenare in modo assolutamente arbitrario cause ed effetti quindi, da tutta questa storia, voglio trarre una morale.

E l’insegnamento è il seguente: se il disagio ti segue e nonostante le deviazioni ti raggiunge pure, sticazzi. La tua indifferenza sarà il miglior modo di confonderlo: nella peggiore delle ipotesi ti troverai nella merda ma almeno ti sarai risparmiato una gastrite. Nella migliore delle ipotesi, come questa volta è incredibilmente capitato a me, sarà il disagio a cambiare strada e tu avrai il tempo per fare qualcosa di meglio che angosciarti. Come per esempio leggere questo bellissimo blog, condividere un post o lasciare un commento. Ma se preferisci mangiarti un gelato, lo capirò.

*del perché Cosone non ci sia, giuro, ve lo racconto prestissimo. Lo giuro!