San Valentino? No grazie. Oggi si parla di saggezza popolare, sciacquoni, tipi da spiaggia e giornali.

Non sono mai stata una grandissima fan dei proverbi, in particolare quando venivano citati da persone che avevano responsabilità/velleità educative nei miei confronti. Mia nonna, per esempio, che in genere con me non perdeva un colpo, tutte le volte che litigavo con mia madre non mancava mai di dirmi “che chi fa più di mamma inganna” e a me prendevano di quei nervosi che non ve lo potete neanche immaginare. E comunque -nervosi e nevrosi a parte- in generale i proverbi non mi piacciono e della saggezza popolare continuo a fidarmi poco.

Perché ci son detti che potrebbero anche avere un loro senso. Per esempio l’ottimo proverbio delle mie parti che dice che robar poco se va in gaera, robar tanto se fa cariera racconta perfettamente -e in modo estremamente sintetico- 70 anni di Repubblica Italiana. Ma altri (e secondo me sono la maggioranza) sono quantomeno discutibili.

Cioè volete davvero farmi credere che ‘sta cosa che chi va a Roma perde la poltrona è vera? No perche’, francamente, dei nostri politici a me pare si possa dire di tutto eccetto che non siano estremamente preoccupati di mantenere il proprio deretano saldamente incollato alla seduta parlamentare se non fino a fine legislatura, quanto meno fino al raggiungimento dei diritti pensionistici. (Per approfondimenti citofonare On. Antonio Razzi).

Ed ancora, veramente qualcuno crede che donna baffuta sia sempre piaciuta? Dai, siamo seri, il mercato dell’epilazione non ha mai conosciuto crisi. Pure Cleopatra d’Egitto si depilava prima che Cesare passasse per un saluto; non dico che questa fosse l’unica ragione, ma è passata alla storia come una delle donne più belle del mondo. Le uniche femmine irsute di successo di cui si abbia notizia dovevano la propria fama ai circhi. E non penso che questo le rendesse proprio felici dato che con la diffusione della ceretta e della luce pulsata le donne barbute sono scomparse dalla circolazione. Estinte come i dodo. Un caso? Non credo proprio.

Ma soprattutto, come la si mette quando un proverbio ne contraddice un altro? Se tutto il mondo è paese, com’è che paese che vai usanza che trovi e poi perché donne e buoi, dei paesi tuoi? Dove sta la verità?

Ora non è che io abbia le idee molto chiare per quanto riguarda i bovini ma mi sento di dire, per personale esperienza, che col cavolo che tutto il mondo è paese. Non che questo sia necessariamente un male, ma per quello che ho potuto constatare da quell’osservatorio privilegiato sull’umanità che è l’Isolachenonce, le differenze anche nelle cose più semplici tra persone che provengono da aree geografiche diverse sono enormi. Ovviamente, essendo l’Isolachenonce in pieno terzo mondo, di cose strane (quantomeno per noi, che per nostra “sfortuna” diamo per scontate molte comodità) se ne possono sperimentare a bizzeffe, in qualsiasi luogo e situazione.

Per questa ragione, in piena controtendenza con l’atmosfera mielosa di un San Valentino in arrivo, in questa prima puntata di quella che potrebbe davvero diventare una rubrica fissa (ora ci penso), vi parlerò di sciacquoni (sì, di sciacquoni), di tipi da spiaggia e di giornali.

Lo sciacquone. Ora, se Cameron Diaz non avesse cercato in tutti i modi di convincerci che se tiriamo l’acqua dopo aver urinato siamo complici del degrado ambientale del nostro pianeta, dubito fortemente che i magazine di mezzo mondo avrebbero mai dato attenzione a questo dispositivo. Perché per noi il fatto che esista un bottone da premere o una catenella da tirare dopo aver effettuato download di materiale organico di scarto è normale. E poi diciamocelo, lo sciacquone non è certamente un argomento glamour. Ecco, qui, se possibile lo è ancora meno. Perchè non in tutte le case c’è l’acqua corrente, e non è quindi così infrequente trovare accanto al WC un barile pieno d’acqua e un secchio, a sottintendere un fai da te che per me non è stato immediatamente chiaro. Cioè io i primi giorni qui pensavo di aver avuto sempre la sfiga di trovare bagni fuori uso. E se state pensando che io sia cretina, vi correggo. Sono bionda.

Ma per esaurire il capitolo “sanitari” l’altra cosa alla quale non mi abituerò mai, che invece qui è prassi, è il fatto che anche nelle case in cui l’acqua corrente c’è, e c’è pure un wc funzionante, non sempre è possibile gettarvi la carta. Anzi non lo è quasi mai a causa delle tubature tendenzialmente fatte ad cazzum, come direbbero i latini. E allora ecco che accanto al barile pieno d’acqua (che oltre a quella di sciacquone assolve anche alla nobilissima funzione di incubatrice di zanzare), spunta un altro secchio (con molte mosche). PS se ve lo state chiedendo, casa mia, grazie al cielo, funziona tutto normalmente.

Tipi da spiaggia – Continuiamo a parlare di bagni, ma questa volta al mare. Ordunque, io sono stata bambina negli anni ’80-’90, cioè nel periodo d’oro di perizomi e topless. Personalmente non ho mai amato queste mise da spiaggia ma è certo che il mio imprinting mi suggerisca che al mare si stia con il costume. Non è poi così strano, no? E invece qui lo è. Cioè non è che i turisti non se ne vadano in spiaggia con il costume (e comunque la moda dello slip bianco per valorizzare abbronzatura e dotazione maschile qui non ha attecchito, e questo è senz’altro un bene), ma se sei dell’Isolachenonce (e a dire il vero di un po’ tutto il Centro America), in spiaggia ci vai vestito. Che tu sia maschio, femmina, bambino o infante non ha importanza. Al mare si va vestiti e a fare il bagno pure. E se devo riconoscere che la cosa del coprirsi, per via del sole cocente, può anche essere sensata, nessuno mi convincerà mai del fatto che si possa nuotare piacevolmente così conciati. D’altra parte in spiaggia gli isolani sono decisamente molto di più interessati alle birre che a qualsiasi altra cosa, cibo escluso. Così, se sei fortunato, ti può anche capitare di vedere gente immersa fino alla vita nell’acqua cristallina stringere con una mano la cervezita bien geladita e con l’altra assicurarsi che il vassoio galleggiante con il pollo fritto resti a raggio di portata. Adoro.

I giornali – Sarà per una sorta di deformazione professionale postuma (a Milano lavoravo in un’agenzia di relazioni pubbliche) ma una delle prime cose che ho “studiato” in questa isola sono i quotidiani, perché credo raccontino molto di un paese al di là delle notizie del giorno. Raccontano cos’è importante per la gente, illustrano il pensiero di un Paese, quali sono le paure, le mode, gli interessi. E anche il fatto di vedere per strada persone che leggono il giornale, racconta molto. Bene, per cominciare qui sull’Isolachenonce non esiste un’edicola. Il secondo fatto è che, se non sbaglio, in tutto il paese esistono solo due quotidiani, ma qui ne arriva uno: attorno alle 10, dalla nave della mattina viene scaricato un fascio con una ventina di copie che un vecchietto con la pelle scurissima, la barba bianchissima e pochi denti in bocca, si carica sulla spalla e vende ai clienti abituali (e qualche volta a gente curiosa che incontra per la strada). E niente, sfogli il giornale e ti rendi subito conto di un sacco di cose come :

  1. L’assuefazione alla ferocia e la rappresentazione cruda della violenza. Per intendersi (e cito fatti realmente accaduti) se una poveretta viene uccisa, decapitata e la testa viene infilata su un palo, sul giornale a fare da protagonista non è un titolo urlato accompagnato da un’immagine discreta delle forze dell’ordine al lavoro. No, è una foto del cadavere a distanza ravvicinata. Ecco a me questa cosa lascia sempre piuttosto sgomenta. Ma poi ripenso che in Italia c’è gente che si fa i selfie sulle scene dei crimini, e tutte le mie certezze sulla scarsa valenza del famoso “tutto il mondo è Paese” vacillano.
  2. L’importanza della vita sentimentale di personaggi tipo Shaquira, J.Lo e Enrique Iglesias, le cui cronache di solito riempiono una bella doppia pagina centrale, a colori.
  3. L’interesse per le feste di compleanno, matrimonio e fidanzamento di una serie infinita di sconosciuti (quanto meno a me) che si fanno ritrarre in pose alla Beautiful senza crederci (e secondo me senza mai averne visto una puntata, anche perché qui vanno fortissime cose tipo la Señora Acero)
  4. La presenza di notizie così assurde che manco Lercio.it saprebbe arrivare a tanto. A questo proposito l’altro giorno mi è capitato di leggere una news nella quale si raccontava del malriuscito tentativo di evasione di un carcerato. Il poveretto aveva provato a scappare dalla finestrella posta sulla porta della cella ed era rimasto incastrato. A me già sta cosa aveva fatto molto ridere così com’era ma il bello, in realtà, deve ancora arrivare. Perché il cronista ha tenuto a precisare che le guardie carcerarie si sono subito attivate per liberarlo. Come? Provando a cospargere il malcapitato di olio. Di girasole – e non di palma- si specifica . Non ci credete? Ecco le prove!

    E con questa perla, vi saluto. Se vorrete, alla prossima!

Del QuasiNatale e della valenza metaforica di Beverly Hills 90210

Credo di essere stata in quarta o in quinta elementare quando Italia Uno ha iniziato a trasmettere Beverly Hills 90210. Me lo ricordo perché improvvisamente tutti i miei compagni di classe -quasi nessuno escluso- non facevano altro che parlarne.

beverly-hills-90210Io naturalmente ero tra quei quasi nessuno escluso a causa di un doppio imprimatur parentale dovuto:

  1. ai temi toccati, giudicati poco adatti a una bimba di 9-10 anni (e li capisco, in effetti io all’epoca ero innamorata di Peter Pan e provavo qualcosa anche per il Robin Hood della Disney ma non lo ammettevo perché trovavo che fosse sconveniente in quanto volpe)
  2. all’orario di messa in onda che cadeva tragicamente ben oltre il limite massimo di veglia consentitomi, che erano le 20.30.

Così mentre continuavo a disinteressarmi completamente del mondo reale e a inorridire quando mi raccontavano come ci si baciasse (chi aveva fratelli maggiori era in genere super informato e si sentiva investito del compito educere noi poveri figli unici), i miei coetanei scoprivano la regola d’oro dell’interazione maschio-femmina: se ti chiami Kelly e limoni tipo mulinex sei una troia, se ti chiami Dylan e tradisci la tua fidanzata con la sua migliore amica sei un figo.

Ero così poco sul pezzo che quando sono riuscita a entrare nel club di Beverly Hills che avevano fondato i CK (cool kids) della mia classe -nel ruolo di Donna- ero  orgogliosissima. Quello che sapevo l’avevo imparato leggendo dall’album di figurine degli altri compagni di scuola. E sempre grazie a una figurina ho poi scoperto che il personaggio di Donna Marie Martin mi era stato dato non in quanto CK, ma proprio perché nessun CK avrebbe accettato la parte di una cozza ibridata con murphy (si, lui quello della Legge di Murphy) e io invece, perlomeno finché non ho scoperto come fosse la faccenda, si.

Insomma, nella mia vita, una puntata intera di ‘sto benedetto Beverly Hills 90210 non l’ho mai vista. L’unico spezzone rubato -e’ ancora chiaro nella mia mente- era un episodio natalizio in cui Brenda frantumava le gonandi alla signora Walsh perché il Natale al caldo nun se po’ vede’. E sapete che c’è? Questo ricordo mi instilla il dubbio che Beverly Hills 90210, al contrario di quanto pensassero i mie genitori ai tempi, fosse una serie altamente formativa perché oltre a trasmettere golden rules come quella che da oggi chiameremo legge di Kelly&Dylan, ci aveva visto giusto anche sul fatto che per il Natale ci voglia il freddo. Perché io non so come fosse il White Christmas in Minnesota che tanto mancava a Brendacara, ma vi assicuro che festeggiare senza neve, senza il parentado (che si, che palle ma quando non c’è alla fine manca) senza panettone, pandoro, panforte, crema di mascarpone -e mi fermo qui perché anche il mio masochismo ha un limite- ecco, risulta un po’ difficile. Soprattutto per me, che notoriamente non ho una grande propensione per i crociati (nemmeno se sono in fasce) e che quindi vivo il Natale “solo” come un momento per ritrovarmi con la mia famiglia e vivere il bene che ci si vuole. Mangiando e bevendo oltre modo. Of course.

E comunque anche se il clima si respira poco, i segnali ci sono tutti è Quasinatale. No, non è quasi Natale, miei cari grammar-nazi, qui è QuasiNatale, neologismo da me coniato (che dopo petalosi non vedo perché QuasiNatale no) per designare quel particolare periodo dell’anno in cui sull’Isolachenonce, piogge permettendo, la gente aggiunge al normale outfit -composto da costume e infradito- il cappello da Santa Claus. Con tanto di pon-pon e bordature in pelo sintetico. In cui palme e ibischi si imbellettano con nastri argentati e luminarie intermittenti. In cui renne, pupazzi di neve e Babbi Natale (a volte gonfiabili, a volte no, ma sempre di plastica) spuntano come esotici funghi mescolandosi alle orchidee.

Durante il QuasiNatale ogni volta che esci, speri di imbatterti in quel che resta delle sessioni notturne di gardenscaping dei turisti ubriachi che, ispirati dallo spirito (di solito rum o tequila) e protetti dalla notte, riposizionano renne e Babbi Natali in pose da Ultimo Tango a Parigi. E pensi che per fortuna qui i presepi da giardino non vanno di moda perché chissà altrimenti cosa ne sarebbe venuto fuori.

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credit: Le perle di Pinna

QuasiNatale è quel momento dell’anno in cui scopri che è Natale dai profili social dei tuoi amici, ti guardi intorno e pensi che anche per quest’anno, quel quasi, al QuasiNatale, non sei sicura di riuscire a toglierlo. Insomma QuasiNatale è quando sull’Isolachenonce si cerca di portare lo spirito natalizio con lo stesso successo di Jack in Nightmare before Christmas. E io che il Natale credevo di odiarlo, scopro così che sono meno cinica di quello che pensassi.

Detto questo vi saluto. Vado a consolarmi. In spiaggia. E non lo dico perché non voglio essere la sola a rosicare (vedi alla voce panettone etc etc etc), ma perché se per caso mi scende una lacrimuccia, una goccia in più in mezzo al mare, non fará davvero una gran differenza.