La regola dell’Isola (dei Famosi) e la metamorfosi del trolley: si riparte.

Del fatto che Cosone sia momentaneamente assente ve l’ho detto e ridetto; per circa due mesi ho continuato a rimandare il momento delle spiegazioni ma mi sa che ora è davvero giunto il tempo di spifferare tutto. Perché come disse l’ottima Simona Ventura nella gloriosa puntata del 7 ottobre 2008 dell’Isola dei Famosi:

Dada tracta est.

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E se pensate che questa citazione sia solo perché sono una nostalgica dei tempi in cui SuperSimo dettava gli standard del trash (cosa che per altro non ho nessuna difficoltà a ammettere), vi sbagliate. E’ che l’Isola dei Famosi, nella mia vita, ha giocato un ruolo cruciale (e poi un dice disagio).

Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio anzi, più precisamente, partiamo dagli albori: io Cosone l’ho conosciuto per colpa del mio amico Bike.

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Il mio amico Bike è una vergine da manuale con degli sprazzi di follia che, se devo dare credito all’oroscopo, non possono che dipendere da un ascendente estroso. Già colpevole di avermi presentato l’Uomo Stronzo di cui vi parlavo al mio compleanno, un giorno Bike decide che è giunto il momento di calare l’asso di danari e a un concerto a cui dovevamo andare insieme, si presenta con Cosone.

Le cose vanno subito per il meglio: Cosone mi invita ad uscire e al primo appuntamento io ci arrivo con svariate costole rotte, un occhio tumefatto e tre punti di sutura subito sotto al sopracciglio (nel frattempo avevo fatto un incidente in macchina). Ovviamente imbottita di oki e di non so cos’altro perché con le cassa toracica a pezzi mi faceva male respirare – figuriamoci camminare sui tacchi. Già perché all’epoca le ballerine al primo appuntamento non era un’opzione contemplabile-.

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Dal mio diario: io al primo appuntamento con Cosone

Al secondo appuntamento è Cosone a introdurre l’elemento sorpresa presentandosi con un nuovo taglio di capelli: la cresta. E magari a qualcuno tutto questo avrebbe suggerito qualcosa, ma a me no. Dopo tutto, sono – e sono sempre stata- bionda. Comunque, nonostante le ossa rotte e le cadute di stile tricologiche la storia procede a gonfie vele finché Rai2 non inizia a mettere su la squadra da mandare in Honduras (per non mi ricordo quale edizione dell’Isola dei Famosi) e a Cosone, che all’epoca lavorava con le produzioni tv, viene proposto di partire. Naturalmente da neofidanzata politically correct reagisco all’annuncio nell’unico modo possibile: mentendo spudoratamente e così, mentre dalla mia bocca uscivano frasi tipo “che fantastica opportunità professionale”, “non devi lasciartela scappare”, “devi assolutamente partire” –  dentro la mia testa partivano le famose madonne venete che poi, vedi com’ero moderna, senza saperlo avevo anticipato Pope Francis e il suo fantastico tentativo di elevare la bestemmia a incoraggiamento per l’Altissimo a fare meglio – .

Come ci insegnano sin dalla più tenera età, comunque, le bugie non si dicono perché non sai mai come va a finire. Io, per esempio, ero finita in una convivenza di tre anni in cui, con la scusa che luièokilsuolavoroèunamerdamaluièok, non c’era stato un solo compleanno insieme e, a parte le vacanze estive, qualsiasi altra ricorrenza o ponte l’avevo passato in compagnia d’altri. Manco fossi stata l’amante (che almeno, di solito, viene ricoperta di regali compensativi, futili e costosi). Va da sé che qualcosa dovesse succedere: non è possibile che una scelga il ruolo di borsetta di sua spontanea volontà. E non saprei dire se le cose sarebbero andate comunque così se nel giro di nove mesi non avessi dovuto lasciare la mia casa, mia nonna non fosse morta e non mi fossi resa conto che se io e Cosone avessimo voluto avere un figlio il mio intero stipendio se ne sarebbe andato per pagare qualcuno per fare quello che avrei voluto fare io, ossia vederlo crescere. Ma è andata che tutte queste cose sono successe e che, improvvisamente, lo scellerato piano di Cosone di trasferirsi in Honduras, dall’essere motivo di feroci liti è diventato prima un’alternativa, e poi una scelta. E da borsetta divenni un trolley.

Sono passati quasi quattro anni da allora e molte cose sono cambiate, ma alcune certezze restano, una tra tutte, quella che con l’Isola dei Famosi di mezzo non c’è da scherzare. E qui veniamo al perché Cosone  non sia sull’Isolachenoncè– e ancor più -, al perché il fatto che lui non sia qui testimoni che comunque il disagio alle persone si affezioni. Secondo voi come mai sono da sola? Esatto! Cosone sta di  nuovo lavorando con la tv italiana (ha quasi finito per essere più precisi) ma io, in barba al disagio, resto un trolley, anzi, mai come ora lo sono.

Tutto questo per dire che dopo anni di assoluta stanzialità sull’Isolachenoncè, a breve ci rimetteremo in marcia: a fine Aprile la nostra avventura tra i pirati e i debosciati dei Caraibi si concluderà. I preparativi sono ormai già in avanzato stato, i biglietti sono presi, i documenti -in teoria- in regola. Insomma, caro Giulio (Cesare) scusami se ancora una volta non cito te ma la SuperSimo, ma tocca ripeterlo: dada tracta est. Siamo di nuovo a gambe levate.

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In questi due mesi e mezzo senza Cosone io mi sono occupata (e magari avessi finito!) di vendere tutto il vendibile e regalare tutto il regalabile. Ho anche iniziato la processione casa-cassonetto con i quintali di cose inutili che inevitabilmente si accumulano vivendo. Insomma sono abbastanza a buon punto – ma anche no visto che per quando torna Cosone volevo avere tutto pronto e non credo di farcela-.

Naturalmente i livelli di frenesia sono ai massimi, le nevrosi a briglia sciolta, la raccolta di aneddoti trash al completo, ma non vi racconterò tutto oggi.

Per il momento dirò solo che torneremo in Italia giusto il tempo di stare un po’ con amici e famiglia, ma che poi ci rimetteremo in viaggio per una nuova isola. Che partiremo tutti, quadrupedi inclusi.

Preparatevi anche al fatto che le mie partenze sono sempre fantozziane, e abbiate pietà di me se nei prossimi mesi sarò un po’ anarchica negli aggiornamenti ma si fa quel che si può.

Hasta pronto!