La strategia del ricatto a rilascio ritardato, il dinosauro di pezza e panino lurido di mezzanotte.

Mentre su faccialibro impazza la 10 years challenge io ritorno alla mia personalissima sfida con me stessa, ovvero sfruttare la temporary vedovanza per trovare del tempo per me e scrivere. E siamo al giorno numero 3.

Dovete sapere che sabato scorso essendo un po’ tanto preoccupata per le possibili reazioni del Piccolodittatore alla partenza di Cosone, dopo aver scoperto che il microbo anelava disperatamente a un pupazzo in stoffa di Jurassik Park, ho messo in pratica la piu’ subdola, immorale ed efficace delle strategie genitoriali: il ricatto a rilascio ritardato.

Dicesi ricatto a rilascio ritardato quella subdola, immorale ma efficacissima strategia per cui un genitore promette al figlio l’oggetto del desiderio solo a condizione che il suddetto si comporti bene per X unità di tempo.

ricatto

In questo caso il tempo X scade domani e così, siccome sono una fetente ma non una spergiura, sono andata da Veronica e ho comprato sto benedetto pupazzo. Avevo anche infagottato il T-Rex di pezza in un paio di sacchetti per non farmi scoprire dall’attento treenne al mio rientro, ma non ce n’è stato bisogno perché quando sono tornata a casa ho trovato Minou[1] in silenzio e il Piccolodittatore che russava placido sul divano. Non ho nemmeno provato a svegliarlo: mi sono limitata a mettergli il pigiama e metterlo a dormire. Alle 18.30. E lo so che magari passo per una mamma indegna ma, una volta ogni tanto, una serata di tregua ci vuole: ero felicissima.

Ho pensato che avrei potuto fa un sacco di cose: leggere, farmi il bagno, riallacciare i rapporti con il silk epil, mettermi lo smalto rosso. Ho pensato che era la serata giusta per volermi bene e mi sono preparata un’insalatona -che fa bene- ma con le mozzareline, i cherry e il basilico del mio adorato orto. E pane al sesamo. Poi mi sono sparata un tè indiano e sono andata a spiaggiarmi di sopra sul letto matrimoniale che in questi giorni è solo per me, come quando ero ccciovane e vivevo nel mio monolocale a Milano. E mentre mi arrovellavo sulle priorità da dare ai miei desideri si è spalancata la porta: il Piccolodittatore stropicciato come un papavero, con gli occhi aperti appena ma con un passo sicurissimo è entrato in camera mia e si è diretto sul lettone insieme al suo inseparabile Froggy.

Siamo rimasti abbracciati una mezzora, finche’ il suo respiro non è tornato profondo e lento. Mi ha fatto bene questo fuori programma. Mi ha riportato indietro a quando era minuscolo e odorava di latte. E grazie a dio gli strascichi della gravidanza sono spariti, per cui non ho pianto di commozione, ma averlo vicino mi ha resa felice nel modo più semplice e autentico che conosca.

Hot-Dog-Free-Download-PNG.png

E così, visto che la lista dei desideri è andata a farsi benedire ho ripiegato sul junk food: mi sono grigliata dei mini wurstel ripieni di formaggio tossico -ereditati da Cosone-, li ho ricoperti di ketchup e me li sono divorati in un luridissimo hotdog. Quando sono tornata su in camera il Piccolodittatore, nonostante il metro di altezza, riusciva comunque a occupare più di metà letto. Ma stasera non credo di poter desiderare di piu’ che questo senso di pace -vorrei scrivere alla faccia del disagio, ma sono scaramantica-.

Sono ottimista: A domani!

[1] la fantastica signora che sta con il Piccolodittatore quando finisce l’asilo

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