Di ricordi, di scoperte e di soluzioni tricologiche opinabili

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Quando ero alle elementari capitava molto raramente che assegnassero il tema ‘’libero’’. Ricordo che per alcuni miei compagni di classe era un incubo; a me piaceva un sacco.

Di quello stesso periodo ricordo la piccola libreria Mondadori per ragazzi: è rimasta aperta forse un paio d’anni. E a me l’idea che ci fosse una libreria ‘’solo per bambini’’, non so bene perché`, faceva sentire importante.

Dove voglio parare? Non ne ho la minima idea, l’unica cosa certa è che tutto è nato per colpa del gioco del ‘’se fosse’’; e siccome e’ la cosa piu’ significativa che mi sia successa oggi, spiego.

Le cose sono andate così: ieri sera ho fatto l’1.20 al computer. Considerando che di solito crollo alle 21.15 -quando mi sento trasgressiva- potrete ben immaginare lo stato di disagio comatoso nel quale riversassi al risveglio: sono riuscita a disattivare, senza volerlo, il secondo allarme della sveglia e così invece che alzarmi -e come una sanno bene le gazzelle, iniziare a correre- sono rimasta in stato di semicoscienza fino alle 7.28, orario in cui ho realizzato l’entità del ritardo. Dopo l’iniziale paresi da panico, anche nota come Sindrome del Bianconiglio, sono incredibilmente riuscita a risolvere l’equazione:

2*colazione+2*vestizione+restauro cariatide [1]+merenda Piccolodittatore = pronti per uscire

in una manciata di minuti. Il che mi avrebbe garantito anche a possibilità di accompagnare il microdespota all’asilo senza dover correre come una pazza, ma poi c’è stato il sabotaggio intestinale[2] da parte del Piccolodittatore, e quindi niente, anche la tratta casa-asilo, è stata una maratona (capite perché agambelevate???). 

Ma una volta depositato ‘’l’erede’’, per qualche momento -e oggi non ha fatto eccezione- ho la possibilità di rilassarmi, camminando in mezzo a campi incolti in silenzio.

Precisamente in questa manciata di minuti la mia mente turbata, invece che rasserenarsi alla vista del mare e delle palme, oggi ha deciso che dovessi pensare a come descriverei me stessa se dovessi farlo stando alle regole del ‘’se fosse’’. E siccome la mia componente paranoide non perde mai un’occasione per palesarsi, questo pensiero passeggero mi ha pizzicato finché` non ho capito che non avrei saputo bene come descrivermi -il che alla luce delle teorie sul kamikaze di ieri non è poi forse così male, ma mi ha lasciato un sapore strano in bocca. 

Nel corso della giornata ho anche cercato di correggere il tiro, e poiché` sul mio cervello, a quanto pare, riesco ad agire solo marginalmente, ho provato a cambiarmi la testa andando dal parrucchiere – e per fortuna non sapevo come si dicesse frangia in spagnolo- : non è stata un’idea vincente. 

Credo tra l’altro di essere allergica a qualcosa che mi hanno messo per la piega perché mi prude tutto. Vado a farmi una doccia prima di diventare calva.

Ps. Per il secondo giorno, ho mantenuto l’impegno.

A domani (?)!


[1] Ovvero io mentre mi trucco 

[2] Ovvero ‘’mamma mi scappa a cacca’’

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