Pelo e contropelo all’Isolachenoncè

Ancora per poco, ma vivo in un’isola così calda che quando si raggiungono i 23 gradi la gente si barda tipo Messner sull’Himalaya. E se come la sottoscritta soffrite di dolori cervicali da quando ricordate di esistere, la cosa non vi sarà indifferente. Di contro vi ritroverete a bestemmiare in lingue sconosciute a causa della calura per  9 mesi all’anno. E non parlo solo delle bestemmie di chi come me ha fritto quantità industriali di arancini di riso per orde di turisti affamati in condizioni climaticamente INFERNALI -altro che Hell’s Kitchen-. Perché con quella cappa umida che precede gli scrosci tropicali, anche gli expat americani in pensione (che non necessariamente sono anziani e malconci) smorzano un po’ i sempiterni sorrisi per proteggere le bianchissime fauci dall’arsura.

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Apro e chiudo una parentesi sugli Expat americani o assimilabili -perché gran parte dei nordeuropei qui finiscono per naturalizzarsi US e seguire il football mangiando ali di pollo fritte. Grondanti non meglio specificate sauce(s). Of course-. Non ne sono certa, ma credo che imprechino solo col pensiero perché normalmente se li incontri e chiedi loro come stanno la risposta è: “another day in paradise…”.  SEMPRE. Anche se sei nel pieno della stagione delle piogge e le strade sono torrenti d’acqua e fango. Anche se ti avvicini mentre stanno spingendo il quad che è spirato improvvisamente e ci sono quarantamilagradi all’ombra, nemmeno una bava di vento e uno sciame di mosquitos femmine appena finita la dieta nei paraggi.

Per loro è un’affermazione imprescindibile, un istinto irrefrenabile. Tipo Roger Rabbit con “Ammazza la vecchia col flick” -e se non sapete di cosa parlo A) siete illegalmente giovani, sappiatelo  B) Andate subito a vedere Chi ha incastrato Roger Rabbit, che per il NY Times è  tra  i 1000 film più belli della storia del cinema. Per dire-. Fine della digressione sociologica.


Dicevamo che qui di freddo non si muore MAI. Tendenzialmente è sempre estate. E tra le tante cose, that means che sei perennemente a prova costume panzawise, cellulitewise  and pelowise.

Per quanto riguarda i primi due punti, nonostante la cucina dell’Isolachenonce sia il trionfo del junk food american stylllllllla, ce la si può fare: la frutta è deliziosa e le varie ed eventuali sessioni detox risultano quasi piacevoli. La completa assenza di pasticcerie per come le intendiamo noi, e l’inesistenza di brioches e di cioccolato regalano invece un po’ di tristezza alimentare, ma grandi soddisfazioni a livello addominale. E in più c’è l’acqua salata, che ho sempre sottovalutato –e facevo male- perché anche solo arenarsi tipo foca monaca sul bagnasciuga, aiuta.

La questione pelo, invece, risulta decisamente più spinosa. In senso figurato e non. Premetto che in 34 anni di onorata carriera non sono mai andata dall’estetista (se si esclude quell’unica volta che mi sono sottoposta a una pulizia del viso perché avevo fatto sega a scuola e faceva un freddo bestiale). Ma a 14 anni mi hanno regalato il mio primo silk epil, e da allora la mia vita non è mai più stata unplugged -perché anche se i dermatologi ora la pensano diversamente, quando ero piccola io la regola era che se ti depilavi a lametta ti saresti immediatamente trasformata in un orso. E a me Yogi e Bubu sono sempre stati sul cazzo-.

hairy-legs-in-heels.jpg

E insomma in Italia la questione pelo è tutto gestibile. L’ESTATE ITALIANA, SEPPUR UHT, HA UNA SCADENZA e, soprattutto, regala sempre qualche giornata di maltempo che, se non capita durante il we ma nel picco di ricrescita pilifera, è una vera benedizione.

Qui no. Qui non piove quasi mai (esclusi tre mesi di fila in autunno).

Qui non vendono le cerette a strisce.

Qui, ed è questo il vero DRAMMA, non sanno cosa sia un epilatore. E io vivo nel costante terrore che il mio si rompa, angosciata dalla prospettiva di trasformarmi in un lupo mannaro.

  1. EPPURE L’HORROR PILIS NON È UN SENTIMENTO UNIVERSALMENTE CONDIVISO.

Il sospetto mi era già venuto quando, in uno dei primi tragici tentativi di relazione con l’altro sesso, mi ero imbattuta in un estimatore del pelo ascellare (che non ho mai assecondato). Ma il personaggio era piuttosto singolare in tutto, per cui non ci ho dato peso. Sbarcata sull’Isolachenonce ho scoperto invece che quella che avevo classificato come una stranezza da archiviare fa parte di  un movimento di pensiero  A-POLIDE,  A-POLITICO ma PRO-PELO con tanto di donzelle che, al grido VIVA LA NATURALEZA, sfoderano  fieramente  gambe degne di un’alpaca, ascelle che manco Franchino in Fantozzi subisce ancora (qui se avete bisogno di rinfrescarvi la memoria), baffi alla Dalì, monociglio alla Elio e le Storie Tese e inguini così rigogliosi da far impallidire Marina Ripa di Meana ai tempi della campagna animalista firmata Saatchi & Saatchi.

marina ripa meana

E niente, a parte lo shock iniziale –perché al detto donna baffuta sempre piaciuta io non ci ho mai creduto- penso che ognuno sia libero di fare quello che vuole, e se una vive una sana relazione con i propri peli a me non può che fare piacere per lei, di fatto si evita un sacco di scocciature (tanto più che non è impossibile incontrare attiviste propelo accompagnate da discreti manzi).

Ma devo ammettere che nonostante riconosca il fondamento razionale della scelta di rinunciare alla lotta contro il pelo (perché diciamocelo, ogni donna che si depila, in fondo, è un piccolo Don Chisciotte), io proprio non sarei in grado di girare per il mondo modello grizzly, perché al primo sguardo estraneo che si posasse su una porzione di pelle recante peli, io, in preda a un senso di vergogna ancestrale (che al confronto Adamo ed Eva dopo aver assaggiato il frutto proibito #CIAONE) cadrei a terra esanime e mi lascerei morire così. E anche se mi costa ammettere che questa pelofobia fa parte di un’immagine stereotipata della donna che tendenzialmente depreco e BLABLABLA, anche se per questo esercito di piccole Frida Kalho nutro di fondo una certa simpatia, anche se la natura mi piace, io credo che continuerò finché avrò occhi per vedere (e mani per toccare) nel disboscamento selvaggio di me stessa.

Che poi, diciamocelo, la natura è bella quando si parla di paesaggi mozzafiato, di cuccioli tenerini, di spiagge bianche e incontaminate, ma sono naturali anche la cacca, il cerume, la forfora, il tartaro e l’alitosi. Ricordiamocelo.

2 pensieri riguardo “Pelo e contropelo all’Isolachenoncè

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