Di lavatrici, risultati elettorali e paternità (acriliche)

Non so come sia la situazione in Italia, ma qui piove da un paio di giorni e Faccialibro mi ha appena consigliato di portarmi via l’ombrello anche domani perché, a quanto pare, serà un dia de lluvia. Otra vez.

Eh vabbè, sticazzi, vorrà dire che si starà più a casa e che avrò più tempo per lavare i panni. Sì perché della lavatrice nuova non c’è traccia, mentre la carcassa della vecchia domina ancora indisturbata il laundry corner in da garden. Ora, io mai nella vita avrei detto che mi sarei trovata a dover lavare quintali di roba (tra cui lenzuola e asciugamani… maledetti asciugamani) come forse nemmeno mia nonna si è mai trovata a fare, ma devo dire che stare a contatto per anni con i backpackers mi ha resa un’esperta nell’arte della sopravvivenza, e insomma me la cavo egregiamente. E’ vero che ormai la vasca da bagno è quasi esclusivamente adibita all’ammollo dei panni, è vero che preferirei pigiare uva per fare il mosto invece che biancheria per fare il bucato, ma è altrettanto vero che questo esercizio continuo (perché la regola che mi sono data è che tutte le volte che entro in bagno faccio un passaggiolavatrice) mi ha ricordato l’esistenza di muscoli che non credevo di avere – il che di per sé non è un male – .

Sia chiaro, l’approccio zen alla lavanderia non durerà più di qualche altro giorno: ho imparato ad aspettare senza lamentarmi, non ho mai detto di essermi trasformata in mahatma Gandhi, e ritrovarmi a sciacquare le lenzuola un’altra volta potrebbe minare seriamente il mio equilibrio portandomi a reazioni inconsulte. Speriamo che la questione si concluda in tempi rapidi anche se, confesso, ho un po’ paura: ultimamente il gene svizzero della mia padrona di casa si è atrofizzato mentre la flemma acquisita insieme al nuovo status di chica latina è aumentata esponenzialmente. Vedremo.

washing-machine-laundry-.jpg

E comunque a parte questi drammi da desperate housewife, volevo aggiornarvi sulla questione elettorale. Sappiate innanzitutto che state leggendo una mentecatta che non si era resa conto che quelle della settimana scorsa erano solo le primarie. In secondo luogo sappiate che sempre la sottoscritta, pur essendo una mentecatta, c’aveva visto giusto: le consultazioni di domenica sono state vinte dai due candidati che io avevo dato per favoriti, ossia il pluriindagato Sindaco Uscente (S.I.)  e il molto chiacchierato avvocato Re dei polli (R.d.P. già main importatore di bipedi surgelati dell’Isolachenoncè e proprietario di una delle più importanti arene per la pelea de gallos del paese, che però ora non è più legale).

In sostanza per il momento non è cambiato nulla, o quasi. Fino a novembre continueranno le feste elettorali: si mangerà e si berrà ancora a scrocco, e questa è senz’altro una buona notizia. Altra buona notizia, per me che amo il trash, è che iniziano a girare anche le prime teorie complottiste: una delle più accreditate vuole che R.d.P., in vista delle elezioni, si sia prodigato a pagare una massa consistente di ispanici della terraferma perché prendessero la cittadinanza sull’Isolachenoncè e assicurarsi così più voti. Così, per dirne una.

Per il resto questa settimana è stata assolutamente degna del venerdì (17) con il quale trova epilogo: potenzialmente nefasta ma in fin dei conti meno peggio del previsto.

luna-nera

Sarei dovuta andare a trovare Cosone sulla terraferma, avremmo potuto passare quasi tre giorni insieme, e invece ho scoperto (ovviamente dopo aver preso il biglietto) che c’erano delle scocciature burocratiche da risolvere per cui niente terraferma e con Cosone ci si è visti molto poco. Nota positiva, non c’è stato tempo per litigare (e io sono molto abile in genere a sfruttare anche i più piccoli ritagli) e alla fine – nonostante il salasso- sono contenta che abbiamo concluso anche questa noiosa trafila.

E comunque visto che del mio disagio si è parlato abbastanza, ora si cambia argomento.


Per chiunque passi più di qualche settimana sull’Isolachenoncè è subito evidente che qui passa una quantità di gente strana inimmaginabile. E giuro che non voglio emettere nessun giudizio, che di bigotti e moralisti a sto mondo ce ne sono anche troppi. Il fatto è che nella mia vita fondamentalmente tranquilla, non mi ero immaginata potessero esistere persone così particolari. E con particolari intendo gente da ricovero, ma perfettamente in grado di viaggiare, sostentarsi e risultare socialmente piacevole.

L’ultimo straordinario caso umano (detto nell’accezione più positiva possibile del termine) sbarcato sull’Isolachenonce è tale Iaco. Radici orgogliosamente lombarde, due incisivi mancanti per cazzate di gioventù (dice lui che secondo me non supera i 25), una protesi dentaria perduta e mai ripristinata perché:

“stavo in una comune in Guate, già eravamo tutti nudi, e allora ho detto ‘sti cazzi anche i denti”.

Iaco gira il mondo da un bel po’ di tempo vivendo come può. Qui, per esempio, si è messo a lavorare con un contadino e aiuta un altro signore con il carico scarico merci. Ha anche provato a prendersi il suo posto al sole, ma gli isolachenoncesi non hanno apprezzato l’italian style della baracca che stava costruendo sulla spiaggia (attorno ad un’amaca) e l’hanno cacciato dalla sua magione proprio durante la posa del tetto. Ora vive in casa di una famiglia isolachenoncese in da very very bronx of da island.

Ma non per questo Iaco brilla nel firmamento del mio personale olimpo delle divinità geniali incomprese. Nossignori.

Iaco assurge alla dimensione del mito in quanto padre.

Di un cane.

Trovato nella munnezza quando viveva con la sua fidanzata in Danimarca.

Che risponde a nome di Gustav.

Di peluche.

Grigio.

Iaco -tutto serio- ha anche chiarito che, visto che con la sua ex (ossia la mamma di Gustav, per gli amici Gusty) ha comunque buoni rapporti, l’affidamento di Gusty è condiviso, ma anche che, per il bene del piccolo, qualora uno dei due genitori viaggi, deve portare via anche Gustav

“perché è importante che veda il mondo”.

Per questo Iaco si prende cura del mastino ormai da tre anni consecutivi. E mi ha confidato anche che per lui separarsene, ora, sarebbe molto difficile.

Avrei voluto approfondire con lui quali fossero le implicazioni della paternità 100% acrilico, ma quando ho visto gli altri ragazzi sul molo trattare Gustav come se fosse davvero reale, ho pensato a un’epidemia di qualche strano virus che colpisce il sistema nervoso centrale e sono scappata agambelevate prima del contagio.

Ps. Caro Iaco, visto che siamo nei giorni giusti, ovunque tu sia, buona festa del papà.

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