Della sindrome post-vacanza, del gatto dell’astrologo e della malattia mentale. Felina e non.

E anche capodanno ce lo siamo tolti. Come sempre restano:

  • alle spalle i buoni propositi – io non ne ho fatti, e se non dormite chiedendovi il perché la risposta è qui
  • sullo stomaco il cotechino con le lenticchie – che è tanto buono ma lo digerisci in comode rate
  • sui fianchi il bis di panettone con la crema al mascarpone – che neanche tu ti spieghi come hai fatto a fagocitarlo, ma questa è la magia del Natale
  • e davanti una vita intera, esattamente come un anno fa. O come sabato scorso, se vi piace di più, tanto fa lo stesso.

Comunque, anche sull’Isolachenonce con il nuovo anno si inaugura ufficialmente la caccia all’oroscopo più favorevole al quale credere ciecamente per poter guardare con paranoica fiducia il futuro. E devo dire che quest’anno c’è l’imbarazzo della scelta, per lo meno per noi acquari.

Ora, io non è che sia esattamente deep in to da horoscope, ma alcuni capi saldi li ho:

  • tipo Paolo Fox: “il 2017 è l’anno perfetto per le novità”
  • Branko: “si sta aprendo una nuova fase veramente nuova e felice di una vita idealmente borderline” – e grazie tanto per la borderline Branko, ci mancavi tu
  • e naturalmente Brezny, contorto come al solito, che mi promette di riappacificarmi con me stessa).

E anche se normalmente è questa la triade magica del mio capodanno, nell’anno in corso a darmi le migliori soddisfazioni è stato Mauro Perfetti, da me imperdonabilmente snobbato – ma già astrologo preferito di Simona Ventura – che dalle pagine di Oggi – ritratto insieme al suo gatto Pisty – mi promette che:

“il cielo nel 2017 farà bene al cuore, alla mente e anche al portafoglio grazie a Giove che aiuterà a prendere in mano l’esistenza e a darle una significativa svolta”.

Ora, voi penserete che io propenda per l’autore del sempre attuale le stelle indicano non determinano (come chi è? Ma Maurone nostro, no?!) solo perché è l’unico ad aver intravvisto del denaro nel mio orizzonte futuro – che sarà anche vile, il denaro dico, ma schifo a me non fa. E invece, per quanto sarei più che felice di potermi attenere alle sue previsioni in termini di pecunia, io voglio credere a Mr. Perfetti in quanto gattaro DOC. Sì, perché se è vero che il mondo – o quantomeno instagram – si divide in doglovers e in catlovers, io faccio parte della seconda fazione senza ombra di dubbio.

Fin da piccola ho intuito la mia vocazione da gattara, ma all’epoca era un amore poco ricambiato: Trudy, la gatta nera che avevo da bambina, tutte le volte che mi incontrava in casa mi soffiava. Comunque, in perfetto stile masochista quale sono, nonostante il rifiuto trudesco non mi sono fatta scoraggiare e ho continuato nel tempo a coltivare il mio amore per il genere felino, amore che l’Universo deve aver mal interpretato, perché di tutti i gatti disponibili mi ha poi mandato proprio Nana, Ilgattopsicopatico.

Nana è arrivata nella nostra sgangheratissima famiglia ad aprile del 2014 – dentro un sacchetto di Hello Kitty per la precisione – come regalo non richiesto da parte di Ms. Loretta Brown, sì, la stessa della baracca con i galli da combattimento e della guerra della munnezza. Ora, capirete voi che da una tale provenienza non ci si potesse aspettare assolutamente nulla di particolare, e invece Nana qualcosa di fuori norma ce l’aveva: la bruttezza (orecchie tipo fennec, pelo modello iena ridens, espressione da lemure).

Ma quando ho letto il disagio nei suoi occhi ho capito subito che saremmo diventate grandi amiche. E così è stato.

Voi crederete che io esageri quando dico che Nana è psicopatica, ma cari miei vi assicuro che vi sbagliate.

Il mio gatto, per esempio, soffre di pesantissimi disturbi alimentari: se potesse sarebbe vegetariana, che per un felino, carnivoro per antonomasia, non è esattamente il massimo. E no, non mi riferisco all’erba gatta. Nana non resiste alla vista del mango, adora tutti i legumi con una predilezione che rasenta il maniacale per la crema di ceci, diventa ingestibile quando stendo la pasta all’uovo e ruba il pane con la marmellata al Piccolodittatore. Naturalmente mangia anche il passato di verdura, ma con meno entusiasmo.

Il suo appetito insaziabile, per fortuna, è controbilanciato da un costante allenamento all’aperto (vivere in giardino da noi è praticamente vivere tra le foreste di mangrovie) anche perché altrimenti proprio non saprei come fare a tenerla sotto controllo con il peso. Per dire tutta la verità ho anche provato due volte a metterla a dieta: la prima volta – credo dopo poco più di un giorno a regime alimentare controllato – Nana ha ben pensato di manifestare il proprio disappunto facendomi trovare un’iguana sventrata in cucina, e siccome le sue richieste sono state disattese, il giorno seguente ha riprovato a chiarirmi il concetto donandomi un colibrì. A pezzi. Per la precisione, la testa è stata rinvenuta davanti al divano mentre il corpo giaceva emblematicamente davanti ai fornelli.

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Nana in tutto il suo felino splendore

A quel punto ho iniziato a temere per la vita della mia famiglia e ho desistito. Ma siccome ho messo in dubbio il dolo – Nana è pur sempre un animale, che ne può sapere di avvertimenti mafiosi, giusto? – ci ho riprovato. Non è andata meglio. Perché l’astuto quadrupede, memore del successo ornitologico conseguito in passato, questa volta ha optato per il sacrificio immediato di un povero colibrì, e per aggiungere pathos alla scena, ha anche creduto opportuno mangiare e rigurgitare parte delle budella del volatile. State morendo di schifo? Pensate a me che ho pure dovuto pulire lo scempio. E scusatemi tanto, ma tutto questo era necessario raccontarvelo per provare senza ombra di dubbio che il mio felino soffre certamente anche di disturbi del comportamento, che ha una gestione problematica dell’ira e una preoccupante propensione all’omicidio.

Ma anche per il suicidio. Andando in ordine cronologico si passa dal tentativo di avvelenamento per ingestione di sigarette (due, filtri inclusi), al lancio nel vuoto (per dire il vero era un primo piano, ma una cazzata ogni tanto concedetemela!), dal duello all’ultimo sangue con una tarantola (che non è mai iniziato solo grazie all’intervento della sottoscritta -urlante), alle interazioni con il Piccolodittatore, assimilabili a spedizioni kamikaze perché, ricordiamolo, anche se piccoli, i dittatori fanno brutto. E se non siete d’accordo andate a parlarne con Kim Jong-Un (ma non dite che non vi avevo avvisati).

Insomma, più che cambiare strada io il disagio lo riconosco, lo abbraccio e gli spalanco le porte di casa in qualsiasi sua forma, anche felina. È così.

Speriamo che le stelle non abbiano indicato solo cazzate al buon Perfetti a proposito dell’Acquario nel 2017: nel mio caso, per quanto riguarda la salute mentale, non ho gradi aspettative, ma per una bella svolta (anche in senso agambelevatesco) sono più che pronta, e per essere travolta dal successo e da fiumi di denari pure. E allora, come avrebbe detto quella grande filosofa che è Simona Ventura, non resta che

crederci sempre, arrendersi mai!

Ma se voi avete suggerimenti più costruttivi per questo 2017, io sono tutta orecchie!

 

3 pensieri riguardo “Della sindrome post-vacanza, del gatto dell’astrologo e della malattia mentale. Felina e non.

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