Del QuasiNatale e della valenza metaforica di Beverly Hills 90210

Credo di essere stata in quarta o in quinta elementare quando Italia Uno ha iniziato a trasmettere Beverly Hills 90210. Me lo ricordo perché improvvisamente tutti i miei compagni di classe -quasi nessuno escluso- non facevano altro che parlarne.

beverly-hills-90210Io naturalmente ero tra quei quasi nessuno escluso a causa di un doppio imprimatur parentale dovuto:

  1. ai temi toccati, giudicati poco adatti a una bimba di 9-10 anni (e li capisco, in effetti io all’epoca ero innamorata di Peter Pan e provavo qualcosa anche per il Robin Hood della Disney ma non lo ammettevo perché trovavo che fosse sconveniente in quanto volpe)
  2. all’orario di messa in onda che cadeva tragicamente ben oltre il limite massimo di veglia consentitomi, che erano le 20.30.

Così mentre continuavo a disinteressarmi completamente del mondo reale e a inorridire quando mi raccontavano come ci si baciasse (chi aveva fratelli maggiori era in genere super informato e si sentiva investito del compito educere noi poveri figli unici), i miei coetanei scoprivano la regola d’oro dell’interazione maschio-femmina: se ti chiami Kelly e limoni tipo mulinex sei una troia, se ti chiami Dylan e tradisci la tua fidanzata con la sua migliore amica sei un figo.

Ero così poco sul pezzo che quando sono riuscita a entrare nel club di Beverly Hills che avevano fondato i CK (cool kids) della mia classe -nel ruolo di Donna- ero  orgogliosissima. Quello che sapevo l’avevo imparato leggendo dall’album di figurine degli altri compagni di scuola. E sempre grazie a una figurina ho poi scoperto che il personaggio di Donna Marie Martin mi era stato dato non in quanto CK, ma proprio perché nessun CK avrebbe accettato la parte di una cozza ibridata con murphy (si, lui quello della Legge di Murphy) e io invece, perlomeno finché non ho scoperto come fosse la faccenda, si.

Insomma, nella mia vita, una puntata intera di ‘sto benedetto Beverly Hills 90210 non l’ho mai vista. L’unico spezzone rubato -e’ ancora chiaro nella mia mente- era un episodio natalizio in cui Brenda frantumava le gonandi alla signora Walsh perché il Natale al caldo nun se po’ vede’. E sapete che c’è? Questo ricordo mi instilla il dubbio che Beverly Hills 90210, al contrario di quanto pensassero i mie genitori ai tempi, fosse una serie altamente formativa perché oltre a trasmettere golden rules come quella che da oggi chiameremo legge di Kelly&Dylan, ci aveva visto giusto anche sul fatto che per il Natale ci voglia il freddo. Perché io non so come fosse il White Christmas in Minnesota che tanto mancava a Brendacara, ma vi assicuro che festeggiare senza neve, senza il parentado (che si, che palle ma quando non c’è alla fine manca) senza panettone, pandoro, panforte, crema di mascarpone -e mi fermo qui perché anche il mio masochismo ha un limite- ecco, risulta un po’ difficile. Soprattutto per me, che notoriamente non ho una grande propensione per i crociati (nemmeno se sono in fasce) e che quindi vivo il Natale “solo” come un momento per ritrovarmi con la mia famiglia e vivere il bene che ci si vuole. Mangiando e bevendo oltre modo. Of course.

E comunque anche se il clima si respira poco, i segnali ci sono tutti è Quasinatale. No, non è quasi Natale, miei cari grammar-nazi, qui è QuasiNatale, neologismo da me coniato (che dopo petalosi non vedo perché QuasiNatale no) per designare quel particolare periodo dell’anno in cui sull’Isolachenonce, piogge permettendo, la gente aggiunge al normale outfit -composto da costume e infradito- il cappello da Santa Claus. Con tanto di pon-pon e bordature in pelo sintetico. In cui palme e ibischi si imbellettano con nastri argentati e luminarie intermittenti. In cui renne, pupazzi di neve e Babbi Natale (a volte gonfiabili, a volte no, ma sempre di plastica) spuntano come esotici funghi mescolandosi alle orchidee.

Durante il QuasiNatale ogni volta che esci, speri di imbatterti in quel che resta delle sessioni notturne di gardenscaping dei turisti ubriachi che, ispirati dallo spirito (di solito rum o tequila) e protetti dalla notte, riposizionano renne e Babbi Natali in pose da Ultimo Tango a Parigi. E pensi che per fortuna qui i presepi da giardino non vanno di moda perché chissà altrimenti cosa ne sarebbe venuto fuori.

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credit: Le perle di Pinna

QuasiNatale è quel momento dell’anno in cui scopri che è Natale dai profili social dei tuoi amici, ti guardi intorno e pensi che anche per quest’anno, quel quasi, al QuasiNatale, non sei sicura di riuscire a toglierlo. Insomma QuasiNatale è quando sull’Isolachenonce si cerca di portare lo spirito natalizio con lo stesso successo di Jack in Nightmare before Christmas. E io che il Natale credevo di odiarlo, scopro così che sono meno cinica di quello che pensassi.

Detto questo vi saluto. Vado a consolarmi. In spiaggia. E non lo dico perché non voglio essere la sola a rosicare (vedi alla voce panettone etc etc etc), ma perché se per caso mi scende una lacrimuccia, una goccia in più in mezzo al mare, non fará davvero una gran differenza.

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